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I fondi europei e Roma: una nuova possibilità per la città


In una metropoli come Roma siamo tutti consapevoli della necessità di affrontare le esigenze e le emergenze che derivano dalle condizioni di vita dei vecchi e nuovi poveri, dal degrado fisico e sociale delle periferie, dalle insufficienze abitative, dalla pressione di migranti e dei residenti, dall’invecchiamento e dall’inadeguatezza dei servizi.


Rispetto a questi temi spesso molti sostengono che il problema siano le risorse, mettendo a fuoco solo un aspetto della questione 

Le politiche europee rappresentano luoghi di innovazione e di confronto, oltre che fonti di finanziamento per progetti e programmi di intervento che puntano al miglioramento delle condizioni di vita delle città. Una crescita inclusiva è pilastro di Europa 2020 e su questa priorità sono declinate numerose opportunità di sviluppo e programmi di spesa per il periodo 2014-2020, gestiti direttamente dalle strutture dell’Unione europea oppure accessibili alle città in via mediata attraverso le strutture statali o regionali (come nel caso dei programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali).

Partiamo da un caso specifico 

Per la prima volta nell’ambito della politica di coesione finanziata con i fondi strutturali europei le città metropolitane sono attuatori diretti di un programma, il PON METRO, che mette insieme l’applicazione del modello di “Smart city” per il ridisegno e la modernizzazione dei servizi urbani per i residenti e gli utilizzatori delle città con pratiche e progetti di inclusione sociale per i segmenti di popolazione ed i quartieri che presentano maggiori condizioni di disagio.

Su un totale di circa 893 milioni di euro di risorse a disposizione del Programma, il budget assegnato a Roma capitale è di circa 39, articolato tra interventi di:

  •  miglioramento dei servizi urbani della smart city tramite nuove tecnologie, info-mobilità e sistemi di trasporto intelligenti (15 milioni/euro); 
  • mobilità lenta, corsie protette e nodi di interscambio ( 10 milioni/euro); 
  • azioni integrate di contrasto alla povertà abitativa, percorsi di accompagnamento alla casa per le comunità emarginate; sostegno all’attivazione di nuovi servizi in aree degradate e realizzazione e recupero di alloggi (14 milioni/euro).

Lo scorso dicembre è stata approvata la metodologia per la selezione delle operazioni.

Date le risorse, che cosa si può fare per cogliere a pieno queste opportunità? 

Per valorizzare l’uso delle risorse è necessario progettare accuratamente e gestire tutti gli aspetti del ciclo progettuale degli interventi da realizzare.

Il primo requisito è che i progetti si inseriscano in un’idea complessiva di sviluppo urbano formulata dalla politica e fondata sulle esigenze del territorio e su una visione di futuro, e cioè rispondano ad una pianificazione urbana. Non solo sviluppo delle infrastrutture fisiche, con conseguente cementificazione delle aree verdi, ma un piano che guardi al complesso degli asset materiali ed immateriali (sociali, naturalistici, economici, etc.) ed ai punti di debolezza, fissando un nuovo traguardo per le condizioni di vita cittadina. Senza il disegno del puzzle, anche la realizzazione di una tessera, per quanto ben fatta, può risultare priva di senso.

 Il secondo requisito è raccogliere, costruire e rafforzare i progetti che rispondano alle esigenze del piano di sviluppo e del territorio su cui si inseriscono. No alle progettazioni estemporanee, i processi di progettazione sono lunghi e vanno anticipati all’avvio di un ciclo politico, anche attraverso la ricognizione dell’esistente. E’ tardi pensare ai progetti quando è necessario rispondere ai bandi. Allo stesso tempo non si possono delegare i progetti a strutture esterne avulse dai contesti in cui nascono i problemi. I tecnici devono essere utilizzati per esaminare e rafforzare progetti deboli, per rendere cantierabili o sostenibili progettazioni preliminari con le competenze specifiche; ma i progetti non possono che derivare dal lavoro sul territorio, dalle associazioni, dai municipi, dalle strutture interne. Prima i progetti, poi i finanziamenti. I progetti sono legati ai fabbisogni, la costruzione ed il perfezionamento vanno accompagnati da competenze tecniche.

Il terzo requisito è assicurare la realizzazione degli interventi da parte di strutture con capacità amministrativa nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria con particolare riferimento alle procedure di appalto e che sappiano monitorare l’attuazione in relazione a tempi ed efficacia; prevedere controlli sulla correttezza dell’operato; organizzare la rendicontazione delle spese sostenute e la valutazione dei risultati. La capacità amministrativa interna deve essere elevata, non è una partita di un singolo ma è un gioco di una squadra interdisciplinare e fortemente dialogante.

Com’è possibile che una singola iniziativa, come questa del PON METRO, diventi lievito per uno sviluppo più ampio? 

Le risorse comunitarie diventano agenti di sviluppo se sono utilizzate in stretto collegamento con il piano complessivo di sviluppo della città e se catalizzano altri interventi e risorse sia nazionali, sia europee sia private.

Oltre al PON METRO ci sono altre fonti, come il Programma Operativo Nazionale Inclusione Sociale, destinato agli interventi di lotta al disagio in favore delle persone, le azioni di sviluppo sostenibile e gli interventi del Fondo Sociale Europeo del POR Lazio, il Fondo per Asilo e migrazioni, e molte altre iniziative di carattere ambientale ed economico.

Molte opportunità sono attivabili e sono già state attivate anche direttamente con la Commissione europea; si tratta di esperienze anche innovative (es. sperimentazione FINURBACT, per le rafforzare la capacità di crescita delle nuove imprese e di quelle in fase di start-up) che spesso, purtroppo, sono nascoste, poco conosciute alle strutture dell’amministrazione e ai cittadini. I progetti operò rimangono esperimenti isolati senza fare sistema tra loro.

In sintesi, una volta definiti i fabbisogni di sviluppo, questi ultimi vanno letti avendo chiara la mappa di tutte le opportunità attivabili, promuovendo e realizzando uno stretto lavoro di team tra le strutture amministrative con competenze diverse e gli organi politici. Questa la ricetta di altre città europee, come Barcellona, Londra, Marsiglia, che sono state e sono fucine di progetti, rendendo visibili sul loro territorio e nella vita quotidiana dei cittadini le realizzazioni finanziate anche con il contributo dell’Europa.

La consapevolezza della politica ed una riorganizzazione dell’amministrazione rappresentano una ripartenza per affrontare il disagio quotidiano attraverso l’apertura all’innovazione ed agli stimoli esterni: un ponte con l’Europa, in alternativa ad una visione localistica, può assicurare migliori risultati.

Rosella Vitale
  • 0
  • 8 febbraio 2016
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

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