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La cultura e la rigenerazione urbana di Roma

Roma ha bisogno di un grande piano di rigenerazione urbana che investa l’intero territorio e ricostruisca il rapporto con le aree periurbane e con i Comuni che fanno parte dell’area metropolitana. In questi anni la politica amministrativa non ha saputo unificare, in un disegno urbano, il centro storico e le periferie, indebolendo il tessuto sociale ed economico della città, consumando suolo agricolo, agevolando così l’abuso edilizio. Lo stesso patrimonio culturale, che contribuisce in grande misura ai processi di riqualificazione dei territori, in centro (vedi le ex caserme di Via Guido Reni) come nelle periferie (vedi Appia Antica), è stato oggetto di interventi sporadici e senza una connessione con i contesti urbani che connotano la città, i suoi quartieri. Intere aree a forte connotazione culturale, come Ostia Antica, restano disconnesse dalla parte moderna, oltre che dal resto della città, in assenza di una visione dello sviluppo unitaria e coerente. La “divisione dei ruoli” fra Stato e Comune ha generato quindi una frammentazione degli interventi di riqualificazione del patrimonio culturale pubblico e reso più difficile la costruzione di una moderna offerta culturale connessa con i contesti territoriali. Stato e Città Metropolitana dovranno mettere da parte contrapposizioni e gelosie istituzionali per imboccare una stagione di leale collaborazione in attesa di scrivere uno specifico statuto per Roma. 

E’ stata mortificata l’architettura di qualità e si sono emarginate iniziative, competenze e professionalità, soprattutto delle giovani generazioni che si sono preparate all’esercizio di una professione all’interno della filiera dell’edilizia di qualità e dei processi restaurativi. Le Università romane, che fino a un decennio fa sono state attive protagoniste nel disegnare lo sviluppo urbano, sono rimasti ai margini, con uno spreco di saperi e di competenze che hanno lasciato ampio margine di azione a figure poco qualificate ma ben inserite nel sottobosco delle clientele. E’ ora di valorizzare appieno le competenze scientifiche presenti nelle Università romane. 

I piani di risanamento delle periferie, delle aree degradate, vanno costruiti con la partecipazione attiva dei cittadini sia nel processo decisionale che nella gestione di spazi pubblici, spazi comuni (a partire dai giardini pubblici, dagli spazi destinati a bambini e anziani, dagli orti urbani, dai luoghi dedicati alle attività di coworking e da quelli destinati ad attività culturali), mettendo in valore la sostenibilità sociale intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano sul piano della sicurezza, della salute, dell’istruzione, della democrazia. Valorizzare la cittadinanza attiva, intervenire nei quartieri secondo un disegno organico che “riconnetta” le periferie con il centro storico, rianimare l’offerta culturale inserendola pienamente nei programmi di rigenerazione urbana, fare delle scuole la prima grande infrastruttura sociale dei quartieri, sono alcuni degli elementi che possono contribuire a ricostruire una città coesa e solidale dove il mantenimento dell’ordine pubblico si accompagna a politiche di integrazione ad ampio spettro sulla base di un welfare plurale. Una politica di lungo respiro così connotata non insegue la ricerca di un modello innovativo di gestione del patrimonio museale, archeologico,monumentale ed espositivo della città, immaginandolo come un ambito separato e quindi sconnesso dalle politiche urbane, ma ridisegna i luoghi e le funzioni in ragione di obiettivi strategici e diuna visione unitaria dello sviluppo prossimo della città. In altri termini ridefinisce gli obiettivi e i ruoli delle istituzioni culturali, valorizzandoli e ricollocandoli nel cuore delle politiche urbane. La sfida è quindi coniugare la rigenerazione urbana, a dimensione metropolitana, con l’innovazione sociale e culturale, per costruire una città che non sia solo un luogo fisico ma anche valoriale e culturale in cui i cittadini possano riconoscersi.

 

                                               Ledo Prato

 

 

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  • 4 marzo 2016
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

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