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Smartworking, la parola magica che salva Roma

Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente, e in profondità. Da un lato, l’avanzata delle tecnologie digitali impone alle imprese un drastico cambio di paradigma nei processi, all’insegna della disponibilità sempre maggiore di grandi quantità di informazioni – i cosiddetti big data - e della flessibilità produttiva. Dall’altro, le istanze di conciliazione tra famiglia e lavoro trovano nella digitalizzazione una nuova e potente alleata: la possibilità di essere sempre e ovunque connessi, tramite dispositivi mobili e reti via via più veloci e capillari, consente di tenersi costantemente in comunicazione e di svolgere numerose attività lavorative anche senza trovarsi in ufficio.


Si parla ormai da tempo di smartworking: lavoro agile perché intelligente, sempre più digitalizzato e svincolato da orari di lavoro e dalla presenza in sedi prestabilite. In sostanza, si tratta di una modalità flessibile di svolgimento del lavoro dipendente, che si avvale della disponibilità di tecnologie di comunicazione a distanza e di dispositivi connessi, anche personali; non prevede quindi l’obbligo di recarsi in ufficio né una durata fissa della prestazione, e risulta più compatibile con la dimensione personale e con la vita privata. Il senso ultimo dello smartworking è la misurazione dell’attività sugli obiettivi definiti dal datore di lavoro e quindi sul raggiungimento dei risultati prefissati, piuttosto che sulla vecchia ora-lavoro, alla quale tuttora è ancorata la retribuzione. Una rivoluzione che promette perciò maggiore efficienza e produttività per le aziende, che possono riorganizzare le risorse umane in maniera più aderente alle esigenze produttive e abbattere i costi legati alle sedi aziendali; e nel contempo maggior soddisfazione e benessere per il lavoratore, che gode di una maggiore autonomia e beneficia di una maggiore responsabilizzazione.

Il dibattito sullo smartworking ha raggiunto anche il nostro paese, con il moltiplicarsi di progetti aziendali per sperimentare modalità di lavoro più flessibili e orientate al risultato. Il legislatore è nel frattempo intervenuto nel cambiamento in corso con proposte di legge intese a rivedere e aggiornare l’obsoleta normativa sul telelavoro: dapprima con il disegno di legge delle parlamentari Alessia Mosca, Irene Tinagli e Barbara Saltamartini, poi con la delega del governo sul “lavoro agile”, approvata dal Consiglio dei Ministri a fine Gennaio. A un livello intermedio tra i due si collocano le iniziative delle amministrazioni locali, che si sono fatte avanti per supportare le imprese del territorio e diventare così parte attiva del cambiamento: un esempio per tutti è quello di Milano, dove lo scorso 18 febbraio si è svolta la 3° giornata del Lavoro Agile, una sperimentazione inquadrata nel Piano Territoriale degli Orari, che ha coinvolto circa 150 tra aziende e enti.

In effetti, lo smartworking non fa bene solo alle imprese, ma anche alle città. E’ stato calcolato che, per ogni 100 lavoratori che lavorano in modalità agile per due giorni al mese, vengono risparmiate più di 13 tonnellate di CO2 all’anno. Insomma, meno traffico, meno inquinamento, meno costi per la mobilità, in una parola un miglioramento complessivo che si riflette sul tessuto urbano. Una metropoli europea efficiente non può che essere sintonica con questa prospettiva, ampliando la tradizionale pianificazione dei tempi della città per abbracciare lo smartworking anzitutto come strumento di governo della mobilità. Spingendo oltre lo sguardo, lo smartworking diventa un veicolo efficace di modernizzazione e di dialogo con il tessuto produttivo, incluse le reti di imprese locali e le associazioni di categoria. L’amministrazione comunale potrebbe intervenire a diversi livelli: come facilitatore, garantendo il proprio patrocinio a un’iniziativa privata; come promotore, facendosi carico in prima battuta di coinvolgere i soggetti interessati; e persino come partecipante, estendendo ai propri stessi dipendenti la sperimentazione.

Paradossalmente, proprio le condizioni di particolare criticità in cui versa attualmente Roma ne fanno la candidata ideale per rappresentare l’avanguardia di un cambiamento radicale, a partire dal lavoro agile. Se la prossima amministrazione capitolina vuole realmente imprimere una svolta al governo cittadino non può limitarsi a pianificare soluzioni tampone per la gestione ordinaria del traffico e delle emissioni di gas di scarico – il che la condannerebbe, ancora una volta, a un’ottica di breve respiro.

Deve invece prendere in considerazione un orizzonte di trasformazione più vasto, che può partire da un progetto pilota di smartworking, in accordo con gli enti e le imprese radicate nell’area metropolitana; e che può giungere fino a fare di Roma una vera e propria smart city, nella quale gli ingorghi quotidiani e le alte concentrazioni di polveri sottili sono solo un ricordo, e lo scollamento dalle realtà produttive e la diffusa inefficienza vecchi luoghi comuni, ormai smentiti.

Paola Liberace
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  • 14 aprile 2016
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Un blog per raccogliere idee, proposte e opinioni sulla modernizzazione e la rinascita di Roma.

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